Archivio mensile:febbraio 2014

Riprese al parco

Dopo aver definito la storia alcuni ragazzi, al di fuori della lezione, sono andati al parco a prendere qualche scatto fotografico e hanno proposto un punto di vista da cui iniziare le riprese.

Il risultato finale che vedete sotto è il frutto di numerosissime prove e lezioni (4 complessivamente) tutte svolte al parco, in cui tutti i ragazzi hanno provato l’inquadratura e tenuto l’asta per l’audio con le cuffie per sentire il sonoro registrato in presa diretta. Ma chi deve essere davanti o dietro la mdp? Alcuni hanno dichiarato di voler essere dietro, altri hanno dato la loro disponibilità. Di prova in prova chi si è dimostrato più disponibile, a suo agio, ha intepretato alla fine  uno dei due personaggi in primo piano.

 

Riprese all’ARCA

IMG_7185Ci vediamo tutti all’ARCA con i docenti e gli alunni. Dal disegno fatto alla lavagna e che abbiamo fotografato e dall’azione di massima delineata a voce cerchiamo di capire quali movimenti fare e quale sia il punto di vista da cui costruire la scena e come dare valore ai volti terrorizzati e ai rumori fuori campo. Dopo un pò decidiamo di piazzare la macchina da presa in mezzo alla stanza principale, vicino alla finestra e riprendere la situazione da ferma in quel punto.

Quello che vedete sotto è il risultato di numerose lezioni e prove effettuate all’Arca. Sono state necessarie 4 lezioni per girare e finalizzare il tutto più un paio d’ore di montaggio e sonorizzazione. Le prove all’ARCA hanno avuto il vantaggio di poter rivedere in tempo reale il girato nella saletta audiovisivi. Quindi le prime prove sono state riviste subito e commentate a caldo con i ragazzi.

 

 

 

Secondo esercizio alla San Berardo – Due amici al parco!

Leggiamo tutte le storie e chiediamo a tutti quale sia quella più realizzabile. Marco ribadisce che un racconto deve in qualche misura avere un avvio, uno svolgimento e una conclusione. Molte storie hanno uno svolgimento troppo debole per poter essere facilmente raccontate. La storia di Blanca sembra essere la più gestibile; Marco allora chiede alcune cose: dove si gira? da chi viene interpretata? chi si vergogna? Lavoriamo allora sui protagonisti della storia e sulla loro amicizia. Come capiamo che si vogliono bene, che sono amici? Qualcuno propone di farli tenere per mano… Marco invece propone altri gesti meno sdolcinati. Si ragiona anche sul finale: violento, chiarificatore, sospeso, insomma tante ipotesi. Due amici al parco parlano e uno dei due si allontana e lascia il cane all’altro: quest’ultimo si allontana anche lui e lascia il cane solo attaccato ad un albero. Quando l’amico torna…. Ma come riprendere tutto questo? Si scatena un dibattito molto interessante sul punto di vista e Stefano propone giustamente di partire dalle spalle dei due e seguirli per un pò mentre parlano fino a scavarcarli per mostrarne il volto e creare cosi una curiosità.

Secondo esercizio alla Savini – definzione della storia

Il secondo esercizio che la Cinematheque ci chiede di realizzare prevede di raccontare un evento di 2/3 minuti al massimo prima con la macchina fissa e poi con la macchina in movimento. In questo incontro leggiamo tutte le storie che i ragazzi hanno scritto partendo dalle foto e analizziamo i movimenti che hanno proposto di realizzare.

In alcuni casi Marco, di fronte ad alcune storie, chiede al ragazzo di provare a dirigere la scena che ha scritto e descrivere il movimento della macchina da presa di fronte a tutti. Ci rendiamo conto, con il susseguirsi degli interventi, che i movimenti immaginati sono spesso impossibili o irrealizzabili, oppure che le storie spesso richiedono un taglio, un salto temporale. Solo pochi hanno compreso appieno la continuità che esige il PS.

In molti casi manca proprio un embrione di storia e su questo aspetto Marco mette molto l’accento. La storia scritta da Alice sembra l’unica da poter mettere in scena e per questo viene riletta alla fine di tutti gli interventi. Marco chiede quali sono gli elementi della storia sui quali dobbiamo concentrarci: Alice ha preso spunto dalla fotografia della donna che guarda il quadro per immaginare una rapina all’interno di un museo, con i rapinatori, la refurtiva e altri dettagli. Marco dice che dobbiamo creare attesa e suspence. Ma come? Dobbiamo trovare una situazione e  una soluzione visiva che arrichisca la storia, la renda carica di tensione. Ci sono numerosi interventi: qualcuno propone uno svenimento che ostacola la rapina ecc..

A questo punto Marco propone come ambiente per la storia l’ARCA, il laboratorio per le arti contemporanee in Largo San Matteo e disegna una piantina sommario dello spazio. Su questo disegno Alice prova ad ambientare la storia. Di fronte ad alcune difficoltà, soprattutto di credibilità della vicenda, Roberta propone di far iniziare la storia subito, con la rapina raccontata nel primo piano di due persone terrorizzate e Andrea aggiunge che fuori campo si sentono spari e urla.