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La sensazione – anno 2019/2020

E’ dunque questo, “la sensazione al cinema”, il tema della nuova edizione del progetto didattico internazionale “Le cinéma, cent ans de jeunesse” promosso per la sua 26esima edizione dalla Cinematheque Française. Il Cineforum Teramo è quindi orgoglioso di poter partecipare per la quarta volta al progetto insieme all’Istituto Scolastico Teramo 5 “Falcone – Borsellino”, e di rappresentare l’Italia nell’ambito del dispositivo che comprende più di 15 nazioni da tutto il mondo.

Il progetto si è aperto con la due giorni di formazione presso la Cinémathèque, il 27 e il 28 settembre 2019 a cui sono invitati a partecipare formatori, docenti e rappresentanti delle istituzioni. Nella riunione del mattino, dedicata ai partner culturali, tra cui cineteche, associazioni culturali, istituzioni formative, la fondatrice del progetto, Nathalie Bourgeois, ha fatto il punto sulla situazione del nuovo anno, innanzitutto dando il benvenuto alle nuove nazioni che partecipano al progetto per la prima volta: Cile, Uruguay e Colombia. Successivamente, leggendo i questionari ricevuti alla fine dell’anno precedente, Nathalie ha messo in evidenza alcune questioni legate allo sviluppo del progetto, sollecitando in particolare i partner a cooperare tra di loro, a fare gemellaggi per proiettare e diffondere il progetto nei paesi di provenienza. E’ emersa, proprio a questo proposito, la necessità anche di confrontarsi maggiormente a Parigi e quindi di aumentare i giorni della formazione iniziale; tra gli altri argomenti anche la necessità di traduzione del sito in altre lingue, come quella in corso in brasiliano-portoghese.

La formazione al tema con Alain Bergala – prima parte

Nel primo pomeriggio è quindi iniziata la formazione con il responsabile didattico del progetto, Alain Bergala. La premessa di Bergala è di metodo, come sempre: il tema scelto spinge il progetto ad avere meno regole, ad essere, per cosi dire, meno pedagogico. Nel senso che la sensazione è per definizione individuale, passa per il corpo, per la singolarità; mentre la pedagogia è un fatto collettivo e non singolativo. Dobbiamo quindi assumere dei punti di riferimenti precisi nello svolgimento del tema e quindi essere chiari su cosa non è la sensazione. Citando Deleuze e il suo libro su Bacon (Francis Bacon: Logica della sensazione) la sensazione viene dall’esposizione del corpo al mondo, dal suo essere nel mondo.

Il cinema è ovviamente legato a due sensi chiave, la vista e l’udito: le altre sensazioni arrivano per via indiretta, attraverso la sinestesia. Emozioni e sentimenti, in questa lettura, non sono sensazioni, perché provengono da una rielaborazione mentale e non direttamente dal corpo. La vertigine è una sensazione ad esempio. Emozioni e sentimenti sono effetti secondari delle sensazioni. L’esempio iniziale di Bergala è illuminante: Les petites fugues ci mostra un uomo che conosce un oggetto attraverso le sue sensazioni tattili. I due estratti del film permettono a Bergala di cominciare a distinguere i tipi di sensazioni che arrivano dal cinema: le sensazioni a volte vengono dal personaggio ma spesso ci allontaniamo dal personaggio e la sensazione arriva direttamente dal cinema, dalla sua messa in scena che si sgancia del personaggio e dal racconto in qualche misura. Anzi spesso la sensazione nasce da una sospensione del racconto: il dialogo, la sceneggiatura mortificano la sensazione, la annullano. Grandi registi della storia del cinema hanno saputo usare la sensazione insieme ad altri elementi del film: Hitchcock, Sirk, Malick, Tarkosvskj.

Vediamo Lifeline di Victor Erice, che potrebbe essere usato per far fare ai ragazzi una sorta di elencazione delle sensazioni che arrivano dal film. La storia dell’emorragia del bambino è una sorta di piccola antologia di sensazioni che in gran parte provengono dal film e non dal personaggio. Bergala annota, a margine di questo esempio, che i bambini vivono di sensazioni e per questo il cinema delle sensazioni ci disloca nel tempo, ci porta alle nostre origini.

A questo punto Bergala scopre le carte e “mette sul tavolo” dell’incontro le sue tassonomie legate alla sensazione: ci sono quattro regimi della sensazione. A cosa sono associate? Alla focalizzazione? Vediamole.

Innanzitutto ci sono quelle che arrivano direttamente dal cinema, senza nessun corpo, anzi dal “corpo” del cinema stesso. In seconda battuta ci sono le sensazioni provate dal regista. Vediamo alcuni estratti del primo tipo di sensazioni e derivanti dal cinema sperimentale e d’avanguardia: Arabesques di Germaine Dulac, un film di Pollet legato la seall’acqua e poi Anticipation of Night di Stan Brakhage. Esempi illuminanti di cinema fatto di luci, bagliori, colori, in gran parte derivanti da fenomeni naturali, come i giochi della luce sull’acqua, un elemento naturale molto usato dal cinema delle sensazioni. Il film di Mekas invece, Walden, è un esempio di sensazioni provate dal regista, che qui gira montando in macchina, come fossero degli appunti di vita vissuta, già rielaborati dalla memoria, anzi delle vere e proprie schegge di sensazioni messe direttamente in immagini dal regista. La grana della pellicola, qui come in Brackhage, è spesso determinante per creare le sensazioni, per distorcere il dato reale e restituirci la sensazione; con il digitale creare la sensazione è forse più difficile, in quanto l’immagine prodotta è più concreta e meno astratta.

Il terzo tipo di sensazione al cinema è quella legata al personaggio, associata al personaggio che sente. Vediamo Agà di Lazarov, Beau Travail di Claire Denise e Post tenebra Lux di Carlos Reygadas: tre esempi di corpi esposti al mondo, alle sensazioni del mondo che li circonda e in alcuni casi li imprigiona, come nel terzo esempio della bambina. Attraverso questi personaggi noi esperiamo le sensazioni, in un continuo gioco, spesso, di focalizzazione e defocalizzazione, come nel secondo esempio con il paesaggio grandioso e solenne dell’ultima inquadratura. PROSEGUE PROSSIMO ARTICOLO >>>

Presentazione dei film a Parigi

L’appuntamento conclusivo a Parigi, di restituzione dei film realizzati, è, come sempre, una vera e propria festa, nella quale si incontrano culture e punti di vista da tutto il mondo, sempre sotto il segno del cinema e della sua storia. Le due delegazioni di studenti, del Peano-Rosa di Nereto e della Savini-San Giuseppe, hanno presentato a turno i film realizzati ai propri coetanei degli altri 15 paesi partecipanti al dispositivo. Un facilitatore della Cinematheque ha fatto, alla fine della proiezione, delle domande ai nostri ragazzi per mettere in evidenza prassi operative e scelte di linguaggio e alla fine ci sono state le domande avanzate dagli altri coetanei: è questa la forza del dispositivo e la sua valenza, ovvero quella del dialogo intorno al cinema e al suo lavoro creativo.

Nell’occasione i ragazzi hanno avuto anche l’opportunità di visitare l’esposizione permanente, il museo del cinema posto al secondo piano della struttura della Cinematheque e soprattutto hanno potuto visitare l’esposizione temporanea dedicata al rapporto tra Picasso e Fellini.

Di seguito trovate i due film saggio finali presentati a Parigi:

Costruiamo il film-saggio finale

Dopo il bilancio di tappa i due gruppi si mettono alacremente al lavoro per costruire le storie sulla scorta delle indicazioni contenute nelle regole del gioco che ricordiamo nuovamente:

Realizzare un cortometraggio con una situazione iniziale che mette in gioco gli affetti tra i personaggi; la situazione tra di loro dovrá subire un cambiamento nel corso del film. Lo spettatore potrá identificarsi con un personaggio o con un altro nel corso della storia. E’ necessario prestare molta attenzione, durante lo svolgimento di questa prova conclusiva, ai diversi parametri considerati negli esercizi precedenti: scelta del luogo , modalità di ripresa, movimenti e fisico dell’attore…)
Durata massima: 10 minuti, cartelli inclusi.

I primi incontri sono tutti dedicati alla definizione della storia, i personaggi e alle location. Elemento essenziale, sul quale abbiamo lavorato anche attraverso gli estratti forniti dalla Cinematheque e indicati da Bergala, la questione dell’identificazione dello spettatore. Con chi ci identifichiamo durante la visione? Con il protagonista, con l’eroe? Ma non sempre accade, perché possiamo provare simpatia anche per figure non proprio positive. E allora da cosa dipende il processo di identificazione? Dal punto di vista ottico della macchina da presa? Da quante volte viene inquadrato il protagonista in primo piano? Dalla sua soggettiva? Nessuna di queste possibili risposte esaurisce il processo complesso con cui ci identifichiamo con i personaggi: infatti l’agente principale del nostro processo di identificazione dipende in gran parte dalla situazione narrativa che il film ci presenta di volta in volta e dalla sua messa in scena. La situazione costruita dal film e quindi spesso variabile, innesca i nostri processi partecipativi nei confronti dei personaggi.

La costruzione dei nostri corti quindi dovrà quindi tenere conto in massimo conto questo aspetto relativo al meccanismo dell’identificazione.

sdr

Bilancio di tappa a Parigi

A fine marzo si svolge il tradizionale incontro di verifica degli esercizi assegnati. E’ il momento didatticamente più alto del dispositivo, in cui il confronto tra tutti gli attori del progetto – insegnanti, formatori, i responsabili didattici Nathalie Bourgeois e Alain Bergala – è immediato e diretto e proprio per questo estremamente fruttuoso. Il progetto in questa fase diventa un un vero e proprio laboratorio di pedagogia partecipata, in cui le indicazioni iniziali vengono sottoposte al vaglio di verifica di quanto realizzato e visto durante le proiezioni.

I nostri lavori sono stati particolarmente apprezzati da Bergala e segnatamente l’esercizio svolto a Nereto.